Riflettiamo sulla CORONA

 

Per chi si occupa di Cabalà la prima associazione che viene in mente con la parola corona - keter in ebraico - è quella con l'omonima sephira sull'Albero della Vita. Keter troneggia sopra a tutte le altre sephirot. Trascendente e ineffabile è il luogo da cui scaturisce la luce che riempie tutte le altre.

Nella tradizione orientale si parla del chakra della corona collocato sulla sommità della testa - un'altra immagine meno nota e suggerita da Annick de Souzenelle è quella del "luogo del cranio", il Golgota, Gulgolet in ebraico. La croce tav, ultima lettera della parola, ma anche dell'intero alfabeto, conclude i riporta all'albero della vita dopo i cicli di morte-resurrezione (galgal= ruota) radice della parola Gulgolet.

 

Qual' è l'associazione con il 2020, questo annus horribilis, bisestile, che ci mette tutti alla prova? Fisicamente o anche (solo) minando le nostre certezze. La ghematria (valore numerico) della lettera ebraica kaf, sinonimo di corona, è 20. Il venti-venti sono dunque 2 corone una accanto all'altra. Essendo il nostro il mondo  nella dualità, una delle due corona deve appartenere all'"altro lato" che si nutre di paura e di assenza di luce. La dualità della lettera kaf stessa è visibile anche nella grammatica dell'ebraico che la classifica come lettera doppia per via delle possibilità di una doppia pronuncia, una morbida e una dura. Riducendo poi i numeri si ottiene anche qui una dualità, o meglio in questo caso due diverse vie: il 40 che corrisponde alla lettera ebraica mem che sempre è indice di attraversamento di un deserto, quindi una prova, una quarantena. E il 4 lettera ebraica dalet  che significa porta, un' uscita a rivedere il Sole. Il Sepher Yetzira associa infatti la lettera dalet al Sole. Prima o poi usciremo a riveder le stelle !