Meditiamo ...con il numero 18

Chi segue questo Blog già conosce l'intima connessione tra il numero 18 e la parola ebraica chai (vivo, vivente) raffigurata al centro della tela su campo rosso(!). Agli altri, capitati qui per caso, se il caso esistesse, raccomando la lettura del post precedente, di qualche giorno fa, intitolato  è "cos'è la cartolina della vita".

Ed ecco qui la 2. puntata: la meditazione nel contesto della mistica ebraica è poco conosciuta, meno certo di quella che in generale conosciamo di origine orientale. Il senso che il Sepher Yetzirà (libro della formazione) definisce "pensiero riflessivo" - che attribuisce principalmente al segno del Toro tradotto in un linguaggio moderno è la meditazione. La meditazione che vi propongo non la trovate in nessun libro, almeno tra quelli a me noti, perché mi è stata raccontata dal vivo ha, come dicevo, a che fare con il numero 18 per diversi motivi. Il primo è che il ritmo della meditazione (inspirazione-pausa-espirazione) ha come somma il 18. Ovvero si inspira profondamente contando sino a 6, si trattiene il respiro contando sino a 6 (abbastanza impegnativo) e si espira lentamente sempre contando sino a 6. L'altra assoluta particolarità di questa meditazione è che l'attenzione non è focalizzata sul respiro bensì sul sangue. Mentre si inspira si immagina di aspirare il sangue facendolo affluire al cuore, che del resto è una pompa. Cercate di vedere come dalla punta dei piedi passando attraverso venuzze e vene, come fossero affluenti di un fiume, il sangue pulsando risale. Nella pausa tra l'inspirazione e l'espirazione il sangue ritorna alla sua misteriosa fonte, è un attimo di assoluto silenzio e raccoglimento cercando di intuire la presenza della nefesh, il primo dei 5 livelli dell'anima, che vive nel cuore. Quando si espira si immagina il rosso flusso di vita, di cui A-dam, l'essere umano è in parte fatto (dam in ebraico significa proprio sangue) mentre riossigenato torna a nutrire  ogni singola cellula del nostro corpo rendendola viva e vivente (chai).

Provate, magari ripetendo, all'inizio, solo per 3 volte (3x18) poi 6 (6x18) che vi porta a 108 (non casualmente il numero dei grani del mala, il rosario indiano). 

Ovviamente anche questa mediazione andrà preceduta dai "normali" preparativi: trovare un luogo (all'interno o all'esterno) dove non si è disturbati, accendere un incenso e/o una candela (ovviamente all'interno), sedersi il più comodamente possibile in modo che nessuna parte del corpo sia contratta. Entrare in se stessi e stare un attimo in silenzio prima di iniziare. Buona meditazione e buona vita!

Un ultima, curiosa scoperta che ho fatto di recente, ovviamente non può essere casuale. Nella smorfia napoletana, i cosiddetti numeri che si giocano al lotto il 18 è il sangue! Meraviglioso esempio di cablaggio tra piani e realtà diverse. Quindi volendo potreste anche giocarvelo e magari vincere!

 

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